Ricerca

NEL MINUTO DI SILENZIO. Frammenti di consapevolezza.

Classe 3A Sc. Sec. I grado

Utente TAIC82600L-psc

da Taic82600l-psc

0

Questa raccolta nasce tra i banchi di scuola, in una mattinata segnata dal silenzio e dalla necessità di dare un nome a emozioni improvvise. Tutto è iniziato con la lettura della circolare: la notizia della tragedia al Crans-Montana, dove oltre quaranta giovani vite sono andate distrutte durante i festeggiamenti di Capodanno. 

Davanti a questo evento, la classe non è rimasta indifferente. È scaturito un fluire ininterrotto di voci e idee: riflessioni orali che si rincorrevano, nate dal bisogno spontaneo di confrontarsi su temi come la sicurezza, la responsabilità e il valore del tempo. Come docente, ho sentito l’urgenza di non lasciare che queste parole scivolassero via nell’aria del momento. Ho chiesto ai ragazzi di fermarle, di mettere “nero su bianco” i loro pensieri, trasformando il disorientamento in scrittura.

Ne è emerso un mosaico di voci diverse e complementari: c’è chi ha richiamato la saggezza di Lorenzo il Magnifico, ricordandoci che la giovinezza è una piantina preziosa da curare con garbo e cautela; c’è chi ha analizzato il peso delle nostre scelte e il valore inestimabile della vita, che non può essere barattata con qualche visualizzazione sui social; c’è chi ha rivolto lo sguardo alle famiglie, ai fratelli e agli amici rimasti soli, custodi di un vuoto incolmabile, c’è chi ha celebrato l’eroismo estremo di chi è tornato tra le fiamme per amore, trasformando la propria fine in un dono. Se alcuni testi analizzano con onestà quasi spietata il limite del “filtro tecnologico”, (si pensi a quel cellulare che spesso rende spettatori passivi della propria sorte!), altri rivendicano il diritto di sentirsi fragili e vulnerabili. Non mancano voci critiche che interrogano il mondo degli adulti sulla gestione della sicurezza, ricordandoci che la responsabilità non può ricadere interamente su chi, a sedici anni, si trova travolto dal panico. Nel coro di riflessioni, il lettore troverà l’immedesimarsi nel dolore dei genitori e lo smarrimento di chi esce di casa con timore, ma anche il desiderio profondo di lasciare un’impronta duratura di sé e troverà il Carpe Diem non come un inno all’incoscienza, ma la riscoperta del valore infinito di ogni istante…

 Buona lettura, dunque, di parole pensieri e riflessioni di una generazione che adesso sta imparando a vivere e che non accetta di essere definita solo per la propria apparente superficialità.

Prof.ssa Gemma Vernoia

____

LA PIANTINA GIOVINEZZA

Quando ho appreso quanto accaduto, mi è tornata alla mente la poesia di Lorenzo il Magnifico, il Trionfo di Bacco e Arianna. Ho compreso allora che è necessario dare spazio al divertimento, ma sempre con garbo, compostezza e cautela. La giovinezza è un bene prezioso, simile a una pianticella che può fiorire rigogliosa, ma anche appassire precocemente se investita dalle fiamme. Essa necessita di luce e slancio, ma richiede anche radici profonde e un terreno curato. Il fuoco che la scalda può essere lo stesso che la distrugge: il divertimento, se non guidato, scade nell’eccesso; la libertà, se priva di argini, si trasforma in smarrimento. Lorenzo il Magnifico ci invita a cogliere l’attimo, ma il suo celebre verso «chi vuol esser lieto, sia» non è un inno all’incoscienza. È, al contrario, un richiamo alla consapevolezza del tempo che fugge. Il divertimento, dunque, non deve essere una fuga dalla realtà, ma un respiro dell’anima: un equilibrio tra il desiderio di leggerezza e la coscienza delle proprie azioni. Crescere significa imparare a danzare sotto la pioggia: godere di una festa senza smarrire dignità e umiltà, accogliendo la vita senza bruciarla in una sola notte. Solo così la giovinezza non si riduce a cenere, ma si fa seme.

Antonio

INCOSCIENTI GIOVANI

È fondamentale che noi giovani acquisiamo maggiore consapevolezza delle nostre azioni: quando mettiamo a rischio la nostra incolumità, mettiamo in gioco il nostro stesso futuro. Spesso ci sentiamo invincibili e impreparati di fronte al pericolo; lo dimostra il fatto che, in momenti critici, molti scelgono di filmare l’accaduto anziché cercare la fuga. Questo ci spinge a una riflessione amara: quanto ha influito l’uso del cellulare sulla sorte di questi ragazzi? Se non avessimo avuto il filtro costante di uno schermo, avremmo reagito con più prontezza salvando delle vite?

Simone

 UN MONDO DIVERSO

Molto spesso agiamo senza pensare, dando tutto per scontato. Non comprendiamo che anche i piccoli gesti, come attraversare sulle strisce pedonali o evitare di scherzare in modo imprudente, sono fondamentali: basta un attimo, infatti, per perdere tutto. Dovremmo riflettere soprattutto sui nostri genitori: dopo aver fatto innumerevoli sacrifici e aver dedicato la vita a noi, come potrebbero accettare di perderci così? Alcuni riescono col tempo a elaborare il lutto, mentre altri restano schiacciati dal dolore per il resto dei loro giorni. Per questo dovremmo chiederci: come reagirebbero i nostri genitori se morissimo per una sciocchezza? E soprattutto: sarebbe un mondo diverso se smettessimo di dare tutto per scontato?

Giuseppe

NON SIAMO IMMORTALI

In questa società tendo a sentirmi spesso vulnerabile: con tutto quello che si sente in giro, quando esco senza i miei genitori provo sempre un po’ di timore per ciò che potrebbe accadermi. Tragedie come quella del Crans-Montana ci spingono a riflettere su quanto noi ragazzi, a volte, ignoriamo le conseguenze delle nostre azioni. Per l’imprudenza di chi ha maneggiato il fuoco senza cautela, anche giovani innocenti hanno perso la vita. Tuttavia, oltre alla responsabilità dei singoli, è necessario interrogarsi sulle norme di sicurezza del locale: perché non è stato fatto di più per proteggere i presenti durante quella serata?

È terribile pensare che, mentre festeggi l’arrivo del nuovo anno con gioia, qualcuno a tua insaputa stia lottando per la vita, travolto da un destino che lascerà segni indelebili. Questo lutto collettivo mi ha trasmesso una consapevolezza ancora più profonda: la vita è il bene più prezioso e va messa sempre al primo posto.

Siamo giovani ed è giusto divertirsi, ma dobbiamo farlo con garbo, responsabilità e preparazione, imparando come reagire nelle situazioni di emergenza per evitare il peggio. Perché noi siamo giovani, siamo il futuro e siamo noi a dover portare avanti il mondo!

Felisianna

QUANDO LA GIOVINEZZA SI FA DONO

Morire giovani è un’ingiustizia che sembra cancellare ogni possibilità di futuro, soprattutto quando non si ha ancora l’esperienza per capire come mettersi in salvo. Spesso noi ragazzi siamo superficiali, convinti che certe tragedie possano accadere solo agli altri. Molti perdono la vita per banalità, ma nella tragedia del Crans-Montana è successo qualcosa di diverso. Alcuni ragazzi, dopo essere riusciti a scappare, si sono accorti che i loro amici erano rimasti intrappolati; così, senza esitare, si sono lanciati nuovamente tra le fiamme per salvarli.

Hanno dimostrato un coraggio immenso, simile a quello dei soccorritori professionisti, mettendo la vita degli altri davanti alla propria. Non so se io avrei avuto lo stesso fegato; forse la paura mi avrebbe bloccata. Tuttavia, vedere i propri amici lottare tra le fiamme è un’immagine che ti segna per sempre: vivere con il rimorso di non aver agito sarebbe stato straziante.

Anche i più giovani hanno scelto di proteggere chi amavano. C’è chi dice che, morendo così, abbiano buttato via la loro vita. Io non sono d’accordo: esiste una differenza abissale tra sprecare la propria esistenza e offrirla per salvare qualcuno che si ama. Questi ragazzi hanno scelto di non mettere se stessi al centro, ma di dare una possibilità a chi stava loro accanto. Questo ci insegna quanto l’amore possa spingere a compiere gesti straordinari, fino al sacrificio più estremo.

Flavia

L’OMBRA

Perdere qualcuno di importante è straziante. Ti abbatte completamente, ti ferisce nell’anima e cancella, in un istante, il futuro di quella persona. Eppure, ognuno di noi è nato per cambiare questo mondo e, anche quando non ci riesce pienamente, lascia comunque la propria impronta.

Chi se ne va lascia un’idea che fluttua nell’aria, libera e inafferrabile, perché ormai vola troppo in alto per essere recuperata. I ragazzi in Svizzera, pur nella brevità della loro vita, hanno lasciato un’orma che continua a camminare sulla terra, spingendo chi resta a riflettere su come cambiare le cose. Loro sono ancora qui: sono nel vento, pronti ad abbracciare invisibilmente chiunque pianga per la loro assenza.

Noemi

UNA FIAMMA ORMAI SPENTA

Ciò che è accaduto a Capodanno è una tragedia tra le più gravi: innumerevoli vite di giovani innocenti sono state spezzate, ricoperte dalla cenere. Il dolore provato dai genitori, e non solo da loro, si diffonde nei nostri cuori mentre ricordiamo queste vittime attraverso un minuto di silenzio.

È un minuto in cui ciascuno di noi attraversa l’orrore di quei momenti e si immedesima singolarmente in ognuno di quei ragazzi, che rappresentavano piccole fiamme di speranza ormai prive di luce.

Diletta

NOI RAGAZZI SIAMO REALMENTE RESPONSABILI?

Ciò che è accaduto in Svizzera la notte di Capodanno è scioccante: oltre quaranta giovani hanno perso la vita durante quello che doveva essere un momento di festa. Purtroppo, spesso ci rendiamo conto di quanto la vita sia preziosa solo dopo una tragedia, capendo quanto sia assurdo perderla in questo modo. A volte ignoriamo il pericolo, dando per scontato che tutto andrà per il verso giusto; non riflettiamo sul fatto che, proprio nei momenti di distrazione con gli amici, il rischio è dietro l’angolo.

Con questo messaggio voglio dire a tutti di non sprecare la vita per un divertimento eccessivo o per il desiderio di apparire più grandi. Spesso ci accorgiamo del valore dell’esistenza solo quando sentiamo che sta per sfuggirci: per questo, al minimo segnale di pericolo, dobbiamo avere la lucidità di scappare o di agire per metterci in salvo.

Luigi

NON SI SCHERZA CON LA VITA

Mi dispiace davvero tanto per le famiglie di questi ragazzi. Adesso si ritrovano con un vuoto enorme nel cuore e in casa, e fa male pensare che non hanno potuto fare niente per aiutarli in quel momento. Penso anche agli amici, che non potranno più scambiare una parola con loro, e ai fratelli che dopo una cosa del genere hanno solo tanta paura.

Noi giovani dobbiamo capire che la prudenza è importante. In quei momenti, mettersi a filmare con il telefono invece di scappare è da irresponsabili, perché si rischia la vita per un video.

Thomas

FUTURO / PRESENTE

Noi diciamo sempre di essere il futuro e il presente, ma a volte si finisce per essere solo il presente. È quello che è successo in Svizzera a quei ragazzi in discoteca, morti nell’incendio mentre festeggiavano. Invece di scappare subito, molti si sono messi a filmare con il telefono, mentre la loro vita si stava spegnendo tra le fiamme.

I genitori dovrebbero stare più attenti ai figli, perché se succede una tragedia non sentiranno mai più la loro voce o il loro sorriso. Alcuni non riusciranno mai a superare la morte di un figlio; altri, invece, proveranno ad andare avanti aiutando le persone a dare più valore alla vita. Perché la vita è troppo preziosa per essere sprecata solo per fare qualche visualizzazione sui social.

Michele M.

OLTRE LA COLPA: LA VERITÀ DI QUELLA NOTTE

Provo un grande dispiacere per quei ragazzi e per le loro famiglie. Non me la sento di dare la colpa ai giovani, anche perché tra di loro si sono aiutati, o almeno ci hanno provato con tutte le forze.

Io do la colpa ai proprietari di quel locale: la struttura non era a norma e l’unica uscita di emergenza era bloccata per un motivo davvero assurdo. Sento molte persone criticare i ragazzi perché filmavano invece di scappare, ma a queste persone vorrei chiedere: se ci foste stati voi lì in mezzo, a sedici anni, nel panico di quegli istanti, cosa avreste fatto davvero?

Francesca

CARPE DIEM

A volte il pericolo, la morte e tutte le cose brutte che sentiamo in televisione ci sembrano lontane anni luce. Poi, all’improvviso, ci raggiungono e ci rendiamo conto di quanto ogni attimo sia prezioso. È in quel momento che capiamo che tutto potrebbe finire da un istante all’altro.

Questo è successo a quei ragazzi: stavano pensando al loro futuro e ai loro sogni, ma in un attimo tutto è diventato buio. Il loro “fuoco della giovinezza” è stato spento da fiamme molto più forti di loro. Quei giovani, che avrebbero dovuto avere una vita intera davanti, hanno trovato la morte.

Alcuni hanno reagito, altri no, ma è davvero giusto giudicare le loro scelte? Io cosa avrei fatto al posto loro? Qui, seduta su una sedia, è facile rispondere, ma agire nel panico è diverso: la paura e l’ansia ti annebbiano i pensieri. Il problema è che oggi siamo abituati ad avere sempre la soluzione pronta, come su un piatto d’argento, ma davanti alla morte non è così.

Giulia

MORIRE PER UN VIDEO

Ho letto la notizia di quanto accaduto in Svizzera, a Crans-Montana, dove molti ragazzi sono morti. Non capisco perché non siano scappati subito invece di preoccuparsi di fare i video: in alcune riprese si vede che continuano a ballare con le fiamme sopra di loro. Solo quando si sono accorti che era troppo tardi hanno cercato di uscire, ma non ce l’hanno fatta. A essere sincero, se mi fossi trovato in quella situazione, forse sarei morto anch’io. Mi rendo conto che oggi la voglia di filmare e di usare il cellulare è talmente forte che a volte non ci fa nemmeno capire quanto siamo in pericolo. 

Andrea

TRA INGENUITÀ E CORAGGIO

Riflettendo sul tragico evento successo in Svizzera penso che nella gestione dell’emergenza ci sia stata grossa “ingenuità” da parte del personale. Provo ad immedesimarmi nel dolore di quei genitori che dopo aver sostenuto e cresciuto a lungo i loro figli si ritrovano a perderli in un incendio. Mi immedesimo anche in quei figli che hanno preso ‘’alla leggera’’ la possibilità di morire, preferendo filmare tutto con il telefono invece di provare a migliorare la situazione… forse sono troppo “sicuro di me”, ma credo che nei loro panni io avrei pensato di strappare il pannello del controsoffitto, siccome è molto fragile, perché un incendio non può continuare senza combustibile!  Infine ciò che mi ha colpito in particolar modo è proprio il coraggio di alcuni di quei ragazzi che hanno perso la loro vita pur di aiutare altre persone.

Tommaso

ALMENO CI HO PROVATO!

Io penso che quello che dicono gli adulti sia vero: a volte noi ragazzi siamo un po’ superficiali e diamo tutto per scontato. Forse succede perché oggi esiste l’IA per ogni cosa — compiti, verifiche, modificare le foto — e siamo così ingenui da pensare che gli altri non se ne accorgano.

Un atto di ingenuità simile è successo in Svizzera, dove alcuni ragazzi si sono fermati a filmare invece di scappare e capire subito il pericolo. Però, la cosa che mi ha colpito di più è il coraggio di chi ha provato a salvare la vita dei propri amici.

Se mi chiedessero: ‘Tu cosa avresti fatto?’, io risponderei che avrei fatto come loro. Sarei tornata dentro per aiutare i miei amici a uscire dal fuoco. Anche se non ci fossi riuscita, almeno saprei di averci provato…

Martina

NON È TUTTA COLPA NOSTRA!

Guardando i video di quella notte, mi rendo conto che la vita di noi ragazzi è fatta ormai solo di tecnologia: sembra che in ogni momento, anche se c’è un pericolo, l’unico obbligo sia registrare tutto. Però non è solo colpa nostra se non ci rendiamo conto dei rischi e prendiamo le cose alla leggera. La colpa è soprattutto dei proprietari del locale, perché non c’era un minimo di sicurezza e mancavano persino gli estintori per spegnere il fuoco. Se noi siamo stati ingenui a filmare, loro sono stati irresponsabili a non proteggerci.

Michele G.

LA SICUREZZA NON È UN OPTIONAL

Penso che la tragedia successa a Capodanno a Crans-Montana sia ingiusta e assurda. Fa rabbia pensare che dei ragazzi della nostra età, con un futuro ancora tutto da vivere, abbiano perso la vita in un momento che doveva essere solo di festa e gioia. Invece, tutto si è trasformato in dolore, caos e morte. Secondo me è inaccettabile che un locale aperto al pubblico non abbia ricevuto controlli di sicurezza per anni. Quando si parla di posti pieni di giovani, dove si balla e si accendono luci e fuochi, la sicurezza deve essere una priorità, non un optional.

Mi dispiace tantissimo per le famiglie e per chi è sopravvissuto portandosi dietro traumi e ferite indelebili. Mi auguro davvero che questa tragedia non venga dimenticata dopo pochi giorni, ma che serva a cambiare qualcosa. Spero faccia capire che la vita delle persone viene prima di tutto e che può cambiare per chiunque in pochi minuti, ma soprattutto spero che tutti, prima di agire, pensino alle conseguenze di quello che fanno.

Alejandra