16 Maggio 2026 – Oggi a scuola abbiamo avuto un incontro davvero speciale con due attivisti, Antonio Ligorio e Gabriele Colucci, dell’associazione “La Manovella”, musicista missionario laico. Ci hanno aperto gli occhi sul Kenya, un paese grandissimo con più di 60 lingue diverse. Dietro i paesaggi bellissimi, però, c’è una realtà molto dura. Hanno mostrato un video girato dall’alto, e abbiamo visto Mathare, una baraccopoli di Nairobi con più di 500 mila abitanti. Lì manca quasi tutto, persino l’acqua potabile. La gente prende l’acqua da un fiume inquinato, lo stesso dove i ragazzi si tuffano per il caldo. Le baracche crollano quando piove perché sono costruite con lamiere e stracci. I bambini lavorano ogni giorno per sopravvivere, riciclando materiali. Ascoltare queste storie mi ha fatto sentire i brividi. Noi ci lamentiamo per piccole cose, mentre lì la gente lotta ogni giorno per non morire di sete. Siamo molto fortunati. Anche l’istruzione e la salute sono un sogno per molte persone. La scuola è un lusso, e le tasse universitarie sono troppo alte. Molti giovani scappano o protestano. Non esiste un sistema sanitario, e molti bambini muoiono per infezioni che potrebbero essere curate. La cosa più dolorosa è la disabilità: avere un figlio disabile significa essere emarginati a causa di vecchie tradizioni. I volontari del centro comunitario fanno un grande lavoro per aiutare questi bambini. Ci hanno mostrato foto di bambini che sorridono per un semplice gioco. Questo mi ha fatto riflettere: da noi, l’inclusione è un diritto, mentre lì la disabilità è una condanna alla solitudine. La povertà è così estrema che molti bambini inalano fumi di plastica e solventi per non sentire la fame. È una cosa che mi ha scioccato, e mi ha fatto capire il significato vero di una frase che noi usiamo spesso: “Sto morendo di fame”. Per fortuna, esiste anche la speranza, a Watamu c’è una scuola italiana, la “Simba Roxan School”, che garantisce lo studio e un pasto vero a quasi 340 bambini. L’incontro si è concluso con la musica di uno strumento tipico e le foto di un ragazzo cresciuto nella baraccopoli. Questo incontro mi ha fatto capire che possiamo cambiare le cose, anche se siamo solo studenti di terza media. Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare il mio modo di vederlo. La prossima volta che aprirò il rubinetto di casa, penserò a Mathare e a quanto siamo fortunati.
Andrea Divitofrancesco 3^C